
INLAND EMPIRE non è un film da analizzare, è un film da vivere e amare. Chi si aspetta qualcosa, chi pretende una storia, una vicenda, è naturale che rimanga deluso e offeso… bisogna immergervisi, esserne succubi, entrare nel film, per capirne i meccanismi e il fascino.Non bisogna avere pregiudizi, questo è certo, non è necessario conoscere le poetica di Lynch o essere filosofi per innamorarsene e perdercisi dentro.
Paura, terrore, amore, compassione, straniamento, claustrofobia, ansia, sono solo una parte del caleidoscopio di emozioni che il film dona allo spettatore; Certo bisogna volerlo, bisogna essere ben disposti, ma se davvero si ama il cinema in quanto arte questa pellicola è un pozzo di sensazioni e non può lasciare indifferenti.
La vicenda non è altro che una spirale che ci spinge verso la disperazione, lo stupore, l’orrore, fino alla liberazione finale, che spinge il nostro io al di fuori della realtà e ci rende osservatori dell’orrore del mondo e consapevoli delle infinite possibilità del futuro.
Dunque il film non è altro che un’immersione nella propria anima alla scoperta di sensazioni e paure che neanche pensavamo esistessero (in questo è forte l’analogia con lo Shining di Kubrik).
Il significato? La storia? Certamente anche io non ho compreso appieno il complesso avvicendarsi di fatti e mondi, tuttavia secondo me uno dei messaggi che il regista voleva comunicarci è un commento di meta cinema e, perché no, meta vita:
per quanto una persona immagini una trama complessa, labirintica, per quanto l'immaginazione umana possa partorire universi e universi, storie e storie, si può sempre andare oltre, immaginare di più e seguire quel flusso di pensieri solo umano, che da vita a un'infinità di possibilità e mondi.
In ogni caso il film è di fortissimo impatto emotivo e in alcuni puti sfiora la pura follia e il delirio, per cui ne sconsiglio la visione a chiunque sia anche un minimo impressionabile (e a chi non ha 3 ore da perdere dietro ai vaneggiamenti del regista)
Alla prossima,
Marv