giovedì 29 novembre 2007

The Shining

Solo pochi giorni fa ho visto il grandissimo capolavoro di Stanley Kubrik, the Shining, considerato uno dei meglio riusciti e più terrificanti film di tutti i tempi, e non ho resistito alla tentazione di parlarvi di questo film e di quello che ho provato guardandolo... anche facendo un bel commento critico delle scelte cinematografiche del regista.


The Shining è principalmente ambientato in spazi interni, che corrispondono alle diverse stanze e corridoi dell' Overlook hotel, del quale il protagonista Jack Torrance diventa custode invernale insieme alla ridente famigliola composta da moglie e figlio di circa 7-8 anni.
Inutile dire che questo soggiorno, diventerà un vero e proprio incubo, non solo per i personaggi, ma ancora di più per il pubblico, che si vede protagonista delle angosce e delle visioni non di uno, ma di tutti e tre i protagonisti; Il piccolo Danny possiede infatti un arcano potere, tradotto con Luccicanza e ha la facoltà di vedere ciò che è avvenuto e che avverrà, soprattutto riguardo all' omicidio che era stato compiuto circa venti anni prima dal custode dell' albergo che aveva trucidato moglie e figlie e riguardo alla complessa situazione che si viene a creare tra lui, padre e madre.
Infatti tutti i tre personaggi tendono a degenerare via via che il film procede; in particolare Jack, che si sente irritato e minacciato dai comportamenti della moglie, inizia ad avere strane visioni e a progettare una sorta di vendetta; inoltre Wendy spaventata a morte dal nuovo comportamento del marito, ha anche lei insensate visioni.
Dunque la situazione peggiora violentemente, scendendo la ripida spirale della follia e degenerando in terrore allo stato puro per tutti i personaggi e per lo spettatore, che non sa mai cosa aspettarsi e che rimane a dir poco scioccato e agghiacciato dalle visioni del piccolo Danny e dalle espressioni di pazzia e paura sui volti dei protagonisti.


Ma il vero protagonista del film è l' Overlook Hotel, con i suoi silenzi, con i sui labirintici corridoi, con i suoi colori contrastanti, con le sue luci spettrali e con le sue fantasie claustrofobiche.
Ogni singolo aspetto dell' albergo spinge lo spettatore al malessere, alla vertigine e al completo straniamento della realtà. Esso sta a simboleggiare la complessità della vita e dalla paura, sta metaforicamente a indicare l' immensa vastità della mente umana e di come ci si possa perdere all' interno di essa. Dentro l' hotel tutto è lecito, non valgono più le regole della natura, non valgono più tutti i sentimenti umani, ma regna sovrano il caos, la claustrofobia e il puro terrore.
Il senso di vertigine è dato dalla smisurata immensità dei luoghi, dal continuo uso della linea retta piuttosto che di quella curva e dalle riprese ondeggianti di luoghi e personaggi.
Lo spettatore perde la cognizione del tempo e dello spazio perso all' interno del non-luogo kubrikiano, si sente smarrito e vulnerabile davanti all' immensità degli spazi e alle sensazioni di malessere e sofferenza che tende a percepire.
La luce è sempre presente... ma è data da lampade al neon, che producono una luce assente, fredda, distaccata che non rassicura, anzi ci spinge ancora di più, insieme ai colori accesi dei tappeti e della tappezzeria, dentro l' abisso di follia che percorre l' intero film.

Il montaggio è usato in modo particolare... infatti i campi delle riprese sono sempre abbastanza grandi e appena prima di una visione la telecamera viene progressivamente avvicinata al personaggio in questione in modo da restringere la visuale; L' immagine precedente viene repentinamente interrotta per essere bruscamente sostituita con un altra differente di fortissimo impatto emotivo, solitamente che dura solo pochi secondi. Questo montaggio serrato sta anche alla base di tutte le scene di maggior tensione, mentre nei momenti più calmi le attese tendono a essere dilatate, supportate dalla colonna sonora, non proprio piacevole.

Un tema molto importante in tutto il film è il tema del doppio e dello specchio. In una celeberrima visione Danny vede le due gemelle uccise dal precedente custode, che si tengono per mano, vestite alla stessa maniera, come in uno specchio. Inoltre vi è sovrabbondanza di questi oggetti in tutto il film... lo stesso Danny ha un altra visione davanti allo specchio del bagno. Ancora, verso la fine del film, Danny, in preda a una trance visionaria, scrive sulla porta del bagno REDRUM, specchio della parola murder, ma anche composta dalla parole re-drum, ossia suono ripetuto 2 volte, rimbombo; infine sentito pronunciare esso assomiglia al suono delle parole red e room.

Per quanto riguarda il tema del doppio Danny colloquia nelle parti iniziali del film con una sorta di alter ego all' interno di stesso dalla voce roca e agghiacciante, dal nome Tony.
Infine tutto il personaggio di Jack è parallelo e a volte anche interscambiabile e sovrapponibile con il custode assassino precedente, con il quale dialoga anche durante una visione, anche questa molto famosa.


Ora un occhiata al cast... abbiamo un superbo Jack Nicholson, di una bravura incommensurabile, veramente calato nella parte e veramente agghiacciante. Un Nicholson da oscar a mio parere. Anche la moglie (Shelley Duvall) dà una fantastica e agghiacciante impressione e si conferma una grande attrice. Infine il piccolo Danny Lloyd, in assoluto l'attore più terrificante ha compiuto una performance da brivido, veramente paranoica e spaventosa.

Infine non si può non parlare delle musiche... musiche celeberrime, paranoiche, claustrofobiche.
Senza questa colonna sonora il film sarebbe stato un altro, avrebbe perso la sua incisività in alcune fondamentali scene. Le musiche sono dissonanti, agghiaccianti, veramente forti e iper coinvolgenti.

Per finire un avvertimento a tutti... questi film è il capolavoro dell' horror, una produzione fantastica da tutti i punti di vista, ma è veramente veramente spaventoso. A mio parere ogni persona dovrebbe vederlo, e le reazioni variano sempre da persona a persona (chi se ne frega, chi sbuffa, chi urla, chi sottovaluta, chi piange) tuttavia io ne sconsiglio la visone a chiunque sia eccessivamente impressionabile, perché è veramente un film forte, in alcuni punti addirittura eccessivo.
Kubrik è proprio un grandissimo genio... questo film come anche altri di sua produzione e regia ha fatto scuola e la sua abilità e attenzione anche ai minimi particolari lo posizionano un gradino più in alto di ogni altro regista... veramente un film da vedere nonostante la sua altissima impressionabilità.


Questa è la mia opinione e la mia recensione...
commentate copiosi,
alla prossima, Marv

martedì 20 novembre 2007

ccmz blog


Ciao a tutti raga... scrivo questo articolo per informarvi di una grandissima novità... io e altri miei amici abbiamo creato un nuovo blog... ccmz-productions.blogspot.com dove linkeremo le produzioni cinematografiche da noi attuate fino ad oggi e dove vi terremo informati dei progetti futuri...

Per ora i risultati sono molto buoni, ma siete voi stessi che potrete commentare o dare consigli e suggerimenti...
vale la pena andare a dare un' occhiata, fidatevi ;-)

Ciao e alla prossima,
Marv

venerdì 16 novembre 2007

"Sin city" a graphic novel by Frank Miller





Sin city, un po' come 300 ha ottenuto la sua massima notorietà per merito del film, un ottimo film per quello che ho detto in un post precedente... ma è lecito chiedersi come si è passati dal fumetto al film e come Miller aveva pensato la sua opera prima che essa fosse adattata al grande schermo.

Sin city è composto da 6 grafic novels separate, tutte ambientate nella fantomatica città del peccato, quasi tutte che presentano personaggi diversi, ma legati tra di loro da una sottile linea che unisce i loro destini, le loro personalità e i loro caratteri.
La città del peccato ci colpisce un po' tutti per la sua crudezza e la sua forza, una forza che ha come obbiettivo quello di estremizzare ogni comportamento, sentimento, emozione.
A Sin city tutto è all' ennesima potenza, come anche le emozioni che essa suscita, e le sensazioni che essa ti trasmette sono molto più forti di quelle che qualsiasi altro fumetto potrebbe mai fare.
A un così alto grado di sublimazione ogni episodio di questa grafic novels perde significato e fa spazio allo stupore e all' esaltazione del lettore: la storia in se stessa, seppur molto intrigante, viene surclassata dall' atmosfera macabra e agghiacciante che questa città si porta dietro e ogni vicenda passa in secondo piano per fare spazio alla più pura esaltazione e immedesimazione del lettore.
Chi di noi non si è mai sentito il Marv milleriano, o Jackie Boy o ancora Dwight o Hartigan, che a differenza delle situazioni si ritrovano a essere vittime o carnefici, umani e disumani.

Ma Miller raggiunge la perfezione stilistica con i dialoghi e con i disegni di questa superba Sin City. Nel suo stile di scrittura ogni parola ha un suo scopo, come anche ogni suono, ogni sillaba ha un senso, ogni dialogo è stato curato in modo da raggiungere una perfezione raramente ricercata nei fumetti.
Le tavole sono ancora più fantastiche e sintetizzano la visione milleriana del mondo: anche esse infatti sono portate all' inverosimile, sia nel colori (che risultano rigorosamente nero e bianco con poche eclatanti eccezioni) sia nella stilizzazione che viene portata all' ennesima potenza e lascia un grandissimo spazio all' immaginazione del lettore.

Un grandissimo capolavoro, simbolo del fumetto moderno, ampiamente paragonabile alle pietre miliari come "Watchman" o "V for vendetta", assolutamente da leggere per ogni appassionato di fumetti in genere, ma anche di letteratura, grazie alla perfezione dell' operato del grandissimo Miller