venerdì 29 giugno 2007

Dylan Dog: "Storia di nessuno"

Eccomi di nuovo, in ritorno dal mare... e, ritrovando uno spiraglio di tempo prima di ripartire cercherò di parlare di quello che a mio parere è uno dei più bei Dylan Dog mai scritti.

Prima di iniziare in questa ardua impresa voglio però fare un paio di precisazioni:
potete leggere il mio articolo sia se non avete letto sia se avete letto questo fumetto... nel primo caso vi invoglierà a prenderlo e mangiarvelo (con gli occhi e la mente, intendo) nel secondo caso vi aiuterà a chiarire dei punti che vi sono rimasti oscuri, o semplicemente potrete leggere e commentare con le vostre idee.
Certamente avrete capito che si tratta di un Dylan rivoluzionario, che mette in dubbio il mondo stesso in cui viviamo e colpisce duramente le certezze del lettore, capovolgendo l' universo conosciuto; quindi spero che mi perdonerete se in un paio di punti vi sembrerò eccessivamente oscuro nei miei passaggi o comunque difficilmente comprensibile. Inoltre faccio notare che quello che scriverò sarà decisamente soggettivo, e quindi voi lettori potreste benissimo aver inteso l' intera faccenda diversamente.

Allora... il Dylan è basato su due paralleli equivoci (scusate se non so definirli meglio); il primo è la parola nessuno, che viene usata sia con la lettera minuscola sia maiuscola, e sta a indicare sia la mancanza di anima viva (es: non c' è nessuno) o il fatto che alcuna persona non sia in grado di compiere un' azione (es: nessuno può farlo) sia una persona concreta. Viene infatti denominato "Nessuno" un personaggio del fumetto, un qualsiasi nessuno, una persona considerata da tutti un nessuno e dimenticata da tutti una volta morto.
Questo nessuno però rivive, diventando uno zombie cannibale, e massacrando le persone che in vita si erano dimenticate di lui... ma le cose non sono come sembrano, e qui entra in gioco il secondo "equivoco"; infatti per qualche oscura ragione in questo fumetto Dylan suona il sassofono, beve litri di alcolici, intrattiene un amichevole conversazione con uno psicologo, che, stranamente, ha la faccia di Xabaras e per finire le Tour Eiffel si trova a Londra. Tutto farebbe pensare a un universo parallelo... ma perché questo universo esiste, come è stato creato, e perché prima nessuno si è accorto di niente?

Una lettura rivoluzionaria del mondo per uno dei più gradi sceneggiatori di tutti i tempi: Tiziano Sclavi, che ancora abbastanza giovane intreccia le più oscure domande della vita e scene di un' innata crudezza all' interno di questo albo storico.
Questo fumetto, come pochi altri della stessa serie riesce a divertire il lettore, facendolo pensare e rendendolo consapevole dell' esistenza di un ego al di là della coscienza, facendogli capire la complessità dell' universo e della mente umana.


Spero che questa brave introduzione vi sia piaciuta e che vi abbia interessato a questo Dylan, ma anche all' intera collana della Bonelli.
A voi ora la possibilità di commentare, chiedere spiegazioni o chiarimenti o solo dire la vostra opinione...

Ciao a tutti, MARV ("storia di nessuno", Dylan Dog numero 43)

giovedì 14 giugno 2007

Confronto Eragon film/romanzo. Parte I


Adesso a me tutta la vostra attenzione possibile... probabilmente una buona parte di voi o miei affezionati lettori avranno visto quella merda di un film di Eragon, una cosa aberrante, schifosa: una merda assoluta... ma questa volta non parlo soltanto per mia esperienza cinematografica, ma soprattutto perché non ho potuto che instaurare il confronto con il libro.

Per prima cosa vi parlerò un po' del romanzo, un' opera magnifica, che mi ha fatto appassionare al genere fantasy più di ogni altra cosa; così potrete accorgervi di quanto ha perso il film.

Allora, il libro è un insieme di peripezie e incontri: il protagonista si muove all' interno di un universo sconosciuto sia a lui che al lettore; Eragon è spaesato alla vista di un mondo così pregno di magia e novità, cose che lui neanche immaginava potessero esistere. Grazie al vecchio ma ancora arzillo e scaltro cantastorie Brom si avventurerà in questo universo pregno di pericoli e misteri, affrontando nemici temibili come gli urgali, inseguito da creature insieme mostruose e abilissime come i ra' zac; ma soprattutto Eragon imparerà a conoscere se stesso, ad apprendere la il suo potenziale, la sua forza, la sua importanza e il suo destino.
Fino a qui tutta l' opera potrebbe solo sembrare un interessante fantasy, ma sono presenti delle caratteristiche che rendono questo libro unico nel suo genere, un vero capolavoro.
Per prima cosa il drago che fa da perno a tutta la storia, e che non è solo un burattino al servizio del protagonista, ma è un essere pensante e cosciente, legato in modo indissolubile a Eragon; tuttavia non è affatto docile, ma orgoglioso, passionale e sì, a volte si comporta in modo avventato o stupido. Molto importante e interessante risulta il rapporto tra il protagonista e il suo drago, le cui menti sono collegate telepaticamente, poiché essi non saranno d' accordo su tutto e diverse volte si irriteranno l' uno con l'altro.
Poi la magia, che in questo libro è spiegata meglio che in qualunque altro. La magia è legata a un linguaggio, l' antica lingua degli elfi, e non solo è molto difficile da praticare, ma richiede un enorme sforzo fisico e mentale: infatti ti prosciugherà tanta energia di quanta ne sarebbe necessaria per compiere l' azione senza di essa. Inoltre, come ho detto, la magia è praticabile solo grazie alla conoscenza approfondita del linguaggio elfico e questo, oltre che a complicare le cose a dismisura, simboleggia l' importanza delle lingue e della comunicazione.Per finire è molto affascinante l' universo in cui tutta la vicenda ha luogo: Alagaesia (con la dieresi sulla e). Esso è infatti molto reale, con foreste, fiumi, deserti, paludi, montagne, e al suo interno sono presenti le tre razze: gli elfi , i nani, e soprattutto gli umani, che popolano la maggior parte del mondo sotto il comando del dispotico Galbatorix, anche lui cavaliere dei draghi.

Toccherà a Eragon opporsi al regno del tirannico sovrano e scoprire un potere per lui fin ora troppo grande anche solo da essere immaginato...

Il confronto col film e un commento a Eldest nella seconda parte dell' articolo...

Ciao a tutti e non perdetevi il seguito,
MARV

mercoledì 13 giugno 2007

Confronto Eragon film/romanzo. Parte II

Rieccomi a paragonare film e romanzo di Eragon... Nella parte precedente avevo fatto una sorta di riassunto del libro e avevo elencato le sue caratteristiche peculiari, che lo distinguevano dagli altri fantasy e lo rendevano superiore...
Ora parlerò di ciò che nel film è stato brutalmente decurtato, non tanto per criticare la produzione e la sceneggiatura, ma per mostrarvi come hanno potuto trasformare un potenziale capolavoro in una schifezza inguadabile.

Come avevo detto Eragon non è un romanzo completamente di azione, ma lascia spazio alla riflessione, alla suggestione e all' immaginazione, elementi che nel libro provengono da un insieme di particolari da soli trascurabili, ma che uniti tra di loro fanno fare il salto di qualità alla storia. Dunque... Nel film hanno saltato per prima cosa la caratterizzazione dei personaggi, che sarebbe servita a renderli un po' più veri e realistici; invece al contrario sembrano personaggi di uno spettacolo di burattini, completamente statici, chiusi nella loro mentalità, che vengono mossi come da qualcosa di superiore... essi non riflettono e si muovono di conseguenza, ma agiscono in modo stolto, impulsivo: a caso. Tra l' altro sono riusciti a trasformare un Eragon che piaceva a tutti in un personaggio presuntuoso e avventato: bidimensionale (proprio il contrario di quello del libro).
Sono quindi state tagliate scene importanti come alcune tappe del suo viaggio verso sud: i villaggi devastati dagli urgali, la bellissima città di Teirm, l' importantissima Dras Leona ed è stata tagliata una delle scene più crude del romanzo: Eragon in prigione che si costringe a digiunare per non cadere sotto l' effetto della droga. Tutte queste scene davano una spinta in più a tutto il cammino del protagonista, che nel film è assolutamente sconclusionato, senza senso e senza scopo... certamente, attraverso il taglio selettivo hanno potuto eliminare i pezzi più cruenti e in questo modo aprire il film al pubblico di bambini entusiasti che in sala non fanno altro che urlare e strepitare senza che passi né a loro né ai genitori per la testa di chiedersi cosa stanno guardando e che significato dovrebbe avere.
Ora diamo un occhiata alla coerenza logica: l' obbiettivo di Paolini (lo scrittore) era quello di creare sul cammino del suo personaggio dei nemici fortissimi e scaltrissimi in modo che progredendo Eragon nel suo addestramento e nella sua consapevolezza non riuscisse comunque a eliminarli, anzi ancora una volta sarebbe dovuto tornare ad allenarsi per avere una sola chance. Infatti l' autore creò un re dalla potenza e dall' esperienza inimmaginabile, orde di Urgali dalla forza fisica doppia di quella di un uomo, due Ra' zac velocissimi, furbissimi, infidi e pericolosi all' inverosimile (insomma: due antagonisti perfetti per Eragon e non due pupazzi da usare in una scena e da far schiattare in modo liscio e indolore). Senza contare che la tappa a Teirm e la sopravvivenza di Ra' zac era più che necessaria nel seguito di Eragon.
Infine Paolini creò Durza, dalla forza fisica e mentale pari a quella di un' elfo adulto e ben addestrato, più forte del comandante dei Varden con alle spalle anni e anni di esperienza e battaglie, dunque un nemico eccezionale, che va oltre alle possibilità di Eragon, e che infatti viene sconfitto grazie all' aiuto di Arya e soprattutto grazie a una buona dose di fortuna. Nel film Durza non è altro che un burattino al servizio di Galbatorix, non è orgoglioso né avvenente né temibile come dovrebbe essere e fa in più occasioni la figura dello stupido. Per finire uno dei personagggi più affascinanti del libro è un certo Murtagh, che dopo la morte di Brom affianca Eragon nel suo viaggio, lo aiuta a fuggire dalle prigioni ed è anche un grandioso rivale per il protagonista che tutte le sere duella con lui attorno al fuoco. L' alone di mistero che lo circonda, la sua straordinaria abilità come combattente, e la sua fedeltà a Eragon gli faranno guadagnare non solo il rispetto, ma anche la fiducia e l' amicizia del protagonista. Inutile dire che nel film è quasi tutto tagliato: la sua comparsa, meno di due minuti e poi subito l'arrivo dai Varden. A proposito di questo non mi dilungherò, ma vi dirò solo che vengono saltate 200 pagine di libro da quando Eragon si unisce a loro alla battaglia finale, e sono una delle parti più interessanti e avvincenti.
Ora il drago... be', fa quasi da contorno, interviene in un paio di scene di combattimento e per il resto comunica e parla poco con Eragon (meno male, perché la sua voce, ma in particolare tutto il doppiaggio è scandaloso).
Comunque in generale il cast è scarso, si salva solo Brom, che però, come ho già detto è rovinato dal doppiaggio.

Non so cosa gli abbia preso ai registi, ma dopo "Il signore degli anelli" nessuno è ancore riuscito a produrre un fantasy degno di questo nome; hanno addirittura trasformato la storia miglire che potessero mai desiderare in una merda assoluta... una vera delusione... speriamo solo che il prossimo "La bussola d' oro", dai romanzi del ciclo "Queste oscure materie" riesca a porre fine a questa serie negativa (be', il cast promette bene).

Ciao a tutti e ditemi la vostra opinione,
MARV

martedì 12 giugno 2007

V for vendetta movie


Ora che ho trovato uno spiraglio di tempo all' interno dei miei impegni postscolastici (capirai che impegni) vi coprirò di parole per parlare del mio film preferito in assoluto, a cui vi avevo accennato sul precedente post di cinema, un film a cui rimarrò sempre legato, un film che mi ha colpito non solo grazie alla storia rivoluzionaria, ma soprattutto per merito di una sceneggiatura da maestri e di un cast perfetto, magistrale.

Credo che dal titolo del post abbiate capito di cosa si tratta... V for vendetta, tratto dall' omonimo fumetto di Alan Moore, ma adattato al grande schermo da due geni come i fratelli Wachowski. Questi due registi avevano già fatto successo con la trilogia di Matrix, a mio parere eccessivamente romanzata, ma comunque ben prodotta e ben diretta. Tuttavia secondo me il loro vero e grande capolavoro è V for vendetta, il film al quale stavano già lavorando, ancora prima di girare Matrix, ma che avevano però deciso poi di rimandare a causa di mancanza di mezzi. Così ci hanno riproposto la storia di un giovane ma comunque piuttosto ispirato Moore, adattandola in modo non da ottenere un' interessante ma compromettente visione di una Londra dispotica e fascista, ma in modo da creare un' avvincente, introspettiva e coinvolgente lotta per la libertà in un ambiente saturo di dispotismo e tirannia.

Il film è quindi la storia di un terrorista, V, che, unico nel suo paese, si erge ad affrontare la dittatura e a lottare per la libertà; così si rivolge alla popolazione sottomessa (più psicologicamente che fisicamente) e risveglia in loro i sentimenti sopiti da tanto tempo: orgoglio, fiducia, caparbietà e tenacia. Contemporanemente la stessa storia si concentra in particolare su due personaggi: V stesso e una ragazza, Evey Hammond, i cui destini si incrociano. I loro discorsi e le loro azioni colpiranno lo spettatore, in quanto frizzanti, coinvolgenti e infine molto riflessivi. Tutto il film infatti, non solo mette in crisi il modello sociale, portandolo all' esasperazione e quasi al paradosso, ma colpisce duramente anche quello emotivo, ponendo in relazione un personaggio inflessibile come V e uno molto emotivo, ma tuttavia risoluto, come Evey. Il loro rapporto infatti sarà come un confronto tra un' idea inflessibile (simboleggiata da V) e una persona umana capace di piangere e soffrire.
Oltre che sul terrorista l' attenzione è concentrata anche sull' altra parte dello "schieramento", lo stato dispotico che si trova a fronteggiare per la prima volta una situazione critica. Questo è in parte formato da uomini spietati e privi di coscienza, mentre dall' altra sono presenti persone più umane che si sono trovate invischiate nel sistema di potere della dittatura senza rendersi minimamente conto di cosa essa sia capace e che quindi, nonostante continuino a lavorare per lo stato, rimangono colpiti dalle azioni di V.
Il film non risulta affatto statico, ma al contrario molto dinamico, con continui ribaltamenti di situazione, interventi spettacolari del terrorista, e l' intreccio risulta in un paio di punti contorto, a causa dei flashback, che però non fanno altro che rendere la storia più interessante e meno lenta.
In fin dei conti il film è un inno alla pace e alla libertà, raccontato dai due magistrali registi in modo piuttosto introspettivo e psicologico, e soprattutto in modo piuttosto strano, diverso dal consueto... Riescono infatti a ribaltare la situazione, a far piacere al pubblico i nemici della tranquillità e della pace, a creare un eroe immaginario, che non esiste realmente, ma è presente all' interno di ogni persona, un eroe allo stesso tempo di una potenza inaudita, ma il cui obbiettivo non sarebbe raggiungibile senza l' appoggio del popolo, che non sarebbe possibile senza un sacrificio.
Naturalmente una produzione di così alto livello non sarebbe stata possibile senza il cast che ha avuto... non un cast eccezionale, ma secondo me il più adatto alla vicenda. Troviamo nei panni di V un Hugo Weaving dalla voce poderosa e dai movimenti più che azzeccati, ma soprattutto una Natalie Portman che si è lasciata alle spalle il ruolo in Star Wars e si comporta ora più che egregiamente sfoggiando tutta la sua abilità e tutto il suo fascino, anche rasata zero.
Molto convincenti risultano anche l' ispettore Finch (Stephen Rea) e tutti i membri del partito, in particolare l' alto cancelliere Adam Sattler e il volto di Londra Louis Protheto.

Per finire non posso che annunciarvi che l' ambientazione psicologica e le idee di fondo sono apertamente ispirate al capolavoro di George Orwell "1984"; ma questo non è un motivo per disprezzare o sminuire l' effetto o le emozioni suscitate da questo film. Infatti esso narra una storia completamente diversa, molto originale e neanche lontanamente paragonabile a quella raccontata da Orwell nel lontano 1948. Le due vicende, al di là del' ambientazione non potrebbero essere più diverse, se non per il tema di fondo: la ricerca della libertà. Ma non mi sembra giusto accostarli tra di loro: solo perchè vanno in scena nel prossimo futuro, non vuol dire che sono uguali, no?

Voi avete visto questo grandissimo film? Cosa ne pensate? A voi la possibilità di commentare.
Ciao a tutti dal vostro MARV

lunedì 11 giugno 2007

Poesia e Arte



Inizierò ora questa nuova categoria di post legati all' arte e in particolare alla poesia. Riporterò componimenti, liriche e filastrocche composte in parte da me e altre che ho trovato particolarmente espressive o ritmate o semplicemente belle da leggere.
Ora credo che per iniziare bene scriverò una sorta di filastrocca molto bella e molto significativa che ho trovato sull' albo speciale di Dylan Dog chiamato "Sogni", e che ho rielaborato in un paio di punti in modo da estrapolarla dal contesto della storia e per renderla un po' più scorrevole.
Eccola qui:
Questo è il destino
dell' umanità dolente,
fantasmi nella luce accecante
del niente.
Quel niente
che vi aspetta
nel labirinto senza uscita
di sogni e di dolori
che voi chiamate vita.
Ma il sogno è solo uno,
senza senso, sibillino,
un sogno dai colori
abbaglianti del destino.

A me è sembrata molto triste ma molto azzeccata e significativa... ditemi voi cosa ne pensate...

Ciao e al prossimo articolo da un ispirato MARV

venerdì 8 giugno 2007

I miei fumetti













Eccomi di nuovo a parlare con il mio immaginario destinatario (piaciuta la rima, eh?). questa volta credo che cambierò argomento e mi dedicherò a uno parallelo a quello del cinema, ma tuttavia molto differente: il fumetto
Per prima cosa tirerei le somme per quanto riguarda i miei generi preferiti, che tra parentesi devo a diversi dei miei amici, che mi hanno fatto interessare un po' a questo e un po' a quello in modo che ora posso dire con sicurezza i miei generi di fumetto.
Per prima cosa DYLAN DOG. Io ho iniziato al leggerli tre anni fa quando un mio amico e confidente (ora ex amico e confidente) me li ha consigliati. Poi ho alternato momenti di piena e completa assuefazione a momenti di menefreghismo totale. Questo "fumetto dell' orrore" ha infatti la capacità di stregarti e di renderti completamente dipendente dalla lettura. Tutto ciò grazie a grandi sceneggiatori e disegnatori, ma in particolare grazie all' ideatore, supervisore e insieme primo sceneggiatore : Tiziano Sclavi. Io mi chiedo e mi chiederò sempre come faccia ad avere una così spropositata fantasia e delle idee così azzeccate, idee che sfiorano il paranoico e molte volte si avvicinano alla follia assoluta: in poche parole un vero genio, creatore della migliore serie in assoluto del fumetto italiano e che a mio parere potrebbe giocare la coppa per il migliore nel mondo.
Certamente si troverebbe di fronte seri avversari, a partire da una Marvel molto osannata ma per me non eccessivamente originale e eclatante; a mio parere perchè un fumetto sia veramente degno non solo ti deve entusiasmare, ma soprattutto ti deve stupire. Questo stupire può corrispondere, a differenza dell' opera ai disegni, ai testi, e soprattutto alla storia. A mio parere un fumetto ordinario non dovrebbe proprio definirsi fumetto, perchè getterebbe ombra su produzioni molto più azzeccate e originali.
Ma torniamo al nostro Dylan... il fumetto è un insieme di diversi elementi e può essere letto in diverse modi: per prima cosa questo fumetto è una vera e propria introspezione dell' animo umano in tutti i suoi lati, dai più oscuri ai più felici, passando attraverso malinconia, disprezzo e soprattutto amore; i Dylan Dog sono inoltre pieni di simboli, allegorie e citazioni di artisti, scrittori o personaggi famosi, anche contemporanei. Dylan può essere letto come la denuncia della società moderna, una denuncia ampia che può riguardare l' omologazione, la violenza contro le donne o i bambini, la paura di crescere, il terrore di fuggire da un' esistenza squallida e senza futuro o anche solamente la mancanza di tolleranza.
Oltre ai Dylan Dog, soprattutto nell' ultimo anno mi sono avvicinato molto alle Graphic Novels, dei veri e propri romanzi grafici, simili ai fumetti, ma molto più lunghi, e indipendenti tra di loro: infatti essi non creano un' infinita serie di albi con stessi personaggi, ma la maggior parte sono unici. In questo modo ho conosciuto uno dei più grandi maestri di tutti i tempi, Frank Miller, scrittore, disegnatore, regista e sceneggiatore, che ha pubblicato produzioni del calibro di 300, Ronin e il fortunato ciclo di SIN CITY, che rappresenta l' omonima città città devastata da crimine e mafia. Frank Miller unisce alla sua unica abilità di scrittore anche il suo talento da disegnatore, dando vita a graphic novels di un intensità, di un realismo e di una crudezza impensabli.
Per farvi un altro titolo di graphic novel nominerò Wanted, piccolo capolavoro a mio parere, più leggero dei fumetti di Miller, ma non meno interessante, curioso e appassionante, reso ancora miglire dagli affascinanti disegni di Jeffrey G. Jones.
Finita questa carrellata sui miei generi preferiti spero che vi sarete fatta un' idea abbastanza precisa dei miei gusti fumettistici e quindi vi saluto, assicurandovi che tornerò certamente a parlare di questi argomenti e molto più approfonditemente.
Ciao dal vostro MARV

giovedì 7 giugno 2007

W SIN CITY


Ciao a tutti, essendo che ho molti argomenti arretrati di cui parlare avendo creato questo blog da poco, oggi mi troverete a cantare le lodi di quello che penso sia uno dei film più riusciti degli ultimi tempi... SIN CITY. Da quando ho visto questo capolavoro (circa cinque mesi fa) è cambiato il mio modo di comportarmi e di relazionarmi (il mio stesso nome deriva da questo film), per cui ho deciso di dire subito tutto quello che ho da dire, in modo da farvi capire i miei generi cinematografici e da mostrarvi un lato della mia personalità. Quindi scusatemi se parlerò in modo poco oggettivo e più soggettivo, poichè sono legato a questo film più di quanto potete immaginare, anche se oggi come oggi non è il mio preferito.
SIN CITY è un film tratto da un fumetto, ma non da un comics, ma da una Grafic Novel americana firmata Frank Miller. Miller ha iniziato a occuparsi di fumetti reinterpretando personaggi ormai passati e ha fatto rivivere grandi personaggi come Batman o Robocop, dando sempre una sfumatura più gotica. Ma il livello più elevato del noir lo ha raggiunto con il ciclo di SIN CITY, una città malfamata, devastata dalle continue lotte tra criminali e polizia, tra la popolazione che cerca di sopravvivere e una mala composta per la maggior parte da politici o religiosi.
Pensate al film come a un fumetto mobile, con le stesse battute e personaggi dalla stessa faccia che si muovono su uno sfondo interamente creato dal computer, e pensate a una regia composta da Frank Miller, da un superbo Robert Rodrighez e un Quentin Tarantino che intreccia tre storie una più cruda e violenta dell' altra, una più appassionante e intrigante dell' altra.
Devo ammettere che la prima volta che l' avevo visto avevo fatto caso solo alla mole spropositata di violenza (una violenza falsissima, ma allo stesso tempo agghiacciante grazie ai falsi colori sullo sfondo in bianco a nero del film), violenza che a un occhio poco allenato copre un lavoro di sceneggiatura, di fotografia e di regia impareggiabili.
A mio parere infatti il punto forte di questo capolavoro, oltre che alla fotografia, sono i dialoghi, dialoghi che scritti da un maestro come Miller, sono anche stati doppiati e tradotti in un modo magistrale.
Ora non si può che dare un' occhiata al cast, più che spettacolare. Sono presenti star affermate del carico di Bruce Willis, di Benicio Del Toro o di Clive Owen, emergenti ma talentuosi attori come Elijan Wood e discrete gnocche come Jessica Alba, Rosrio Dawson e una deliziosa Alexis Bledel. Inoltre ha un discreto ruolo anche un Mikey Rourke che gioca un ruolo forte ma a mio parere molto complesso nei primi quaranta minuti.
In generale un film rozzo ma fine, un film che non annoia mai ma al contrario ti tiene incollato alla poltrona anche la seconda o la terza volta che lo vedi, grazie a complicati meccanismi di incastro delle scene o solamente per merito di una sceneggiatura da MAESTRI.
Per finire vi cito un paio di citazioni tratte da SIN CITY:
1) (discorso del senatore Roark) "Il potere non te lo da una pistola, o un distintivo, il potere te lo danno le bugie, grosse bugie e convincere il mondo a parteggiare per te. re riesci a convincere le persone di ciò che in cuor loro sanno essere falso li tieni per le palle."
2) ecco il poliziotto, per quello che ne so io potrebbe essere un padre con moglie e figli e con un mutuo da pagare. Si fa sempre più vicino, armo il cane, ora non mi resta che scegliere se ucciderlo o no... mica facile.
Ora ho finito, lascio a voi la possibilità di commentare con le vostre idee,
Ciao a tutti e al prossimo articolo dal vostro MARV (ora sapete la provenienza di questo nome)

mercoledì 6 giugno 2007

Presentazioni




Ciao a tutti... questo è il mio nuovo blog.
Ora potrò scrivere ciò che voglio sul mondo che mi circonda e dire ciò che realmente penso...
ma ora lasciatemi presentare... il mio nome è Alberto, in arte ( e su internet) MARV (se avete già capito da dove viene questo nome mi prostro ai vostri piedi). Vivo una interessante nonchè squallida e una eccitante nonchè noiosa esistenza fatta di scuola, casa e amici. Vengo esaltato da ogni novità (questo blog è una novità e quindi ora sono esaltato), mi interesso di cinema, di fumetti e gioco a magic (queste tre cose sono la mia droga quotidiana e senza di esse sarei perso).
In generale penso di essere un po' speciale, ma ognuno di noi pensa ciò di se stesso, quindi questo non è una cosa di cui vantarsi... mi posso dire un maniaco dell' attività, e questo non vuole dire che devo per forza uscire di casa tutti i giorni, ma significa solamente che non posso stare fermo a fare nulla, ma devo sempre fare qualcosa... e questo qualcosa centra spesso con gli hobby elencati sopra o con il computer.
Mi rendo conto che spesso mi comporto in modo eccessivamente frenetico, ma raga, che ci posso fare, se si ha qualcosa in mente bisogna agire prima che ti passi di testa...
Ciao a tutti e al prossimo articolo,
MARV