domenica 16 dicembre 2007

Nolan, il simbolo della qualità

Ora una breve carrellata su quello che sembra essere diventato uno dei registi di punta di questo periodo: Christopher Nolan.

Nolan inizia la sua carriera da regista e sceneggiatore nel 1998 con un film poliziesco in bianco e nero prodotto con bassissimi budget, che è stato molto apprezzato e ha segnato l'inizio della sua ascesa nel mondo del cinema. Firmò infatti poi film come Memento e Insomnia che lo etichettano definitivamente come promessa del cinema di culto.

Ma è a partire dal 2005 che si iniziano ad accumulare i suoi veri e propri successi, quelli che ormai tutto il mondo chiama capolavori e non a torto. Infatti riscrive completamente il personaggio di Batman, ispirandosi leggermente a quello reinventato da Miller, e crea un film ricco di action e adrenalina me tuttavia che contiene profonde riflessioni e momenti di ascesi del personaggio... qualcosa di mai visto e imprevedibile riguardo a un supereroe abusato come Batman. Il film è appassionante, affascinante, forte e coinvolgente... è una produzione perfetta.

Nel 2006 con un cast d'eccezione colpisce ancora nel segno creando quello che è stato definito dalla critica il miglior film dell' anno: The Prestige. Riesce infatti a riassumere in un film enigmatico e accattivante una miriade di temi partendo dall' ambizione umana, lo sdoppiamento dell' io, il sacrificio, lo spaesamento. Ancora una volta Nolan ci da prova della sua abilità e della sua classe.Perchè in effetti è di questo che si parla: nessuno ha mai definito Nolan un genio e penso che nessuno lo farà mai. Non è di certo al livello di Kubrik, ma è un regista di qualità, un regista di cui ci si può fidare, che conosce a fondo il suo lavoro, le sue possibilità e i suoi collaboratori. Nolan sa che il successo si cela nei particolari, nelle sensazioni che vengono suscitate negli spettatori, in una fine ad effetto. Nolan si rende conto che sono le atmosfere che contano, sa crearne di realistiche e di appassionanti, conosce l'importanza della storia, delle interpretazioni degli attori, dell' uso della luce. Dunque non siamo di certo di fronte a un rivoluzionatore del cinema come lo è stato ad esempio Spielberg, ma riconosciamo in Nolan una classe, un' abilità presente in pochi al giorno d' oggi: Egli ha la capacità infatti di affascinare un po' tutti i componenti dell' esigente pubblico presentando un lavoro variegato, vario e soprattutto stilisticamente perfetto.

Ora è in fase di post produzione Quello che sarà il seguito di Batman Begins, ossia The Dark Knight... noi tutti ci aspettiamo una produzione all' altezza delle precedenti se non superiore... ma io dico che non c'è da preoccuparsi, il regista sa quello che fa e si rende conto delle sue possibilità e del suo lavoro... non a caso Nolan è il simbolo della qualità.

Vedere per credere... guardate queste locandine e ditemi, sono o non sono tra le più belle che abbiate mai visto?


Spero che abbiate gradito immagini e articolo, a presto,
Marv

giovedì 29 novembre 2007

The Shining

Solo pochi giorni fa ho visto il grandissimo capolavoro di Stanley Kubrik, the Shining, considerato uno dei meglio riusciti e più terrificanti film di tutti i tempi, e non ho resistito alla tentazione di parlarvi di questo film e di quello che ho provato guardandolo... anche facendo un bel commento critico delle scelte cinematografiche del regista.


The Shining è principalmente ambientato in spazi interni, che corrispondono alle diverse stanze e corridoi dell' Overlook hotel, del quale il protagonista Jack Torrance diventa custode invernale insieme alla ridente famigliola composta da moglie e figlio di circa 7-8 anni.
Inutile dire che questo soggiorno, diventerà un vero e proprio incubo, non solo per i personaggi, ma ancora di più per il pubblico, che si vede protagonista delle angosce e delle visioni non di uno, ma di tutti e tre i protagonisti; Il piccolo Danny possiede infatti un arcano potere, tradotto con Luccicanza e ha la facoltà di vedere ciò che è avvenuto e che avverrà, soprattutto riguardo all' omicidio che era stato compiuto circa venti anni prima dal custode dell' albergo che aveva trucidato moglie e figlie e riguardo alla complessa situazione che si viene a creare tra lui, padre e madre.
Infatti tutti i tre personaggi tendono a degenerare via via che il film procede; in particolare Jack, che si sente irritato e minacciato dai comportamenti della moglie, inizia ad avere strane visioni e a progettare una sorta di vendetta; inoltre Wendy spaventata a morte dal nuovo comportamento del marito, ha anche lei insensate visioni.
Dunque la situazione peggiora violentemente, scendendo la ripida spirale della follia e degenerando in terrore allo stato puro per tutti i personaggi e per lo spettatore, che non sa mai cosa aspettarsi e che rimane a dir poco scioccato e agghiacciato dalle visioni del piccolo Danny e dalle espressioni di pazzia e paura sui volti dei protagonisti.


Ma il vero protagonista del film è l' Overlook Hotel, con i suoi silenzi, con i sui labirintici corridoi, con i suoi colori contrastanti, con le sue luci spettrali e con le sue fantasie claustrofobiche.
Ogni singolo aspetto dell' albergo spinge lo spettatore al malessere, alla vertigine e al completo straniamento della realtà. Esso sta a simboleggiare la complessità della vita e dalla paura, sta metaforicamente a indicare l' immensa vastità della mente umana e di come ci si possa perdere all' interno di essa. Dentro l' hotel tutto è lecito, non valgono più le regole della natura, non valgono più tutti i sentimenti umani, ma regna sovrano il caos, la claustrofobia e il puro terrore.
Il senso di vertigine è dato dalla smisurata immensità dei luoghi, dal continuo uso della linea retta piuttosto che di quella curva e dalle riprese ondeggianti di luoghi e personaggi.
Lo spettatore perde la cognizione del tempo e dello spazio perso all' interno del non-luogo kubrikiano, si sente smarrito e vulnerabile davanti all' immensità degli spazi e alle sensazioni di malessere e sofferenza che tende a percepire.
La luce è sempre presente... ma è data da lampade al neon, che producono una luce assente, fredda, distaccata che non rassicura, anzi ci spinge ancora di più, insieme ai colori accesi dei tappeti e della tappezzeria, dentro l' abisso di follia che percorre l' intero film.

Il montaggio è usato in modo particolare... infatti i campi delle riprese sono sempre abbastanza grandi e appena prima di una visione la telecamera viene progressivamente avvicinata al personaggio in questione in modo da restringere la visuale; L' immagine precedente viene repentinamente interrotta per essere bruscamente sostituita con un altra differente di fortissimo impatto emotivo, solitamente che dura solo pochi secondi. Questo montaggio serrato sta anche alla base di tutte le scene di maggior tensione, mentre nei momenti più calmi le attese tendono a essere dilatate, supportate dalla colonna sonora, non proprio piacevole.

Un tema molto importante in tutto il film è il tema del doppio e dello specchio. In una celeberrima visione Danny vede le due gemelle uccise dal precedente custode, che si tengono per mano, vestite alla stessa maniera, come in uno specchio. Inoltre vi è sovrabbondanza di questi oggetti in tutto il film... lo stesso Danny ha un altra visione davanti allo specchio del bagno. Ancora, verso la fine del film, Danny, in preda a una trance visionaria, scrive sulla porta del bagno REDRUM, specchio della parola murder, ma anche composta dalla parole re-drum, ossia suono ripetuto 2 volte, rimbombo; infine sentito pronunciare esso assomiglia al suono delle parole red e room.

Per quanto riguarda il tema del doppio Danny colloquia nelle parti iniziali del film con una sorta di alter ego all' interno di stesso dalla voce roca e agghiacciante, dal nome Tony.
Infine tutto il personaggio di Jack è parallelo e a volte anche interscambiabile e sovrapponibile con il custode assassino precedente, con il quale dialoga anche durante una visione, anche questa molto famosa.


Ora un occhiata al cast... abbiamo un superbo Jack Nicholson, di una bravura incommensurabile, veramente calato nella parte e veramente agghiacciante. Un Nicholson da oscar a mio parere. Anche la moglie (Shelley Duvall) dà una fantastica e agghiacciante impressione e si conferma una grande attrice. Infine il piccolo Danny Lloyd, in assoluto l'attore più terrificante ha compiuto una performance da brivido, veramente paranoica e spaventosa.

Infine non si può non parlare delle musiche... musiche celeberrime, paranoiche, claustrofobiche.
Senza questa colonna sonora il film sarebbe stato un altro, avrebbe perso la sua incisività in alcune fondamentali scene. Le musiche sono dissonanti, agghiaccianti, veramente forti e iper coinvolgenti.

Per finire un avvertimento a tutti... questi film è il capolavoro dell' horror, una produzione fantastica da tutti i punti di vista, ma è veramente veramente spaventoso. A mio parere ogni persona dovrebbe vederlo, e le reazioni variano sempre da persona a persona (chi se ne frega, chi sbuffa, chi urla, chi sottovaluta, chi piange) tuttavia io ne sconsiglio la visone a chiunque sia eccessivamente impressionabile, perché è veramente un film forte, in alcuni punti addirittura eccessivo.
Kubrik è proprio un grandissimo genio... questo film come anche altri di sua produzione e regia ha fatto scuola e la sua abilità e attenzione anche ai minimi particolari lo posizionano un gradino più in alto di ogni altro regista... veramente un film da vedere nonostante la sua altissima impressionabilità.


Questa è la mia opinione e la mia recensione...
commentate copiosi,
alla prossima, Marv

martedì 20 novembre 2007

ccmz blog


Ciao a tutti raga... scrivo questo articolo per informarvi di una grandissima novità... io e altri miei amici abbiamo creato un nuovo blog... ccmz-productions.blogspot.com dove linkeremo le produzioni cinematografiche da noi attuate fino ad oggi e dove vi terremo informati dei progetti futuri...

Per ora i risultati sono molto buoni, ma siete voi stessi che potrete commentare o dare consigli e suggerimenti...
vale la pena andare a dare un' occhiata, fidatevi ;-)

Ciao e alla prossima,
Marv

venerdì 16 novembre 2007

"Sin city" a graphic novel by Frank Miller





Sin city, un po' come 300 ha ottenuto la sua massima notorietà per merito del film, un ottimo film per quello che ho detto in un post precedente... ma è lecito chiedersi come si è passati dal fumetto al film e come Miller aveva pensato la sua opera prima che essa fosse adattata al grande schermo.

Sin city è composto da 6 grafic novels separate, tutte ambientate nella fantomatica città del peccato, quasi tutte che presentano personaggi diversi, ma legati tra di loro da una sottile linea che unisce i loro destini, le loro personalità e i loro caratteri.
La città del peccato ci colpisce un po' tutti per la sua crudezza e la sua forza, una forza che ha come obbiettivo quello di estremizzare ogni comportamento, sentimento, emozione.
A Sin city tutto è all' ennesima potenza, come anche le emozioni che essa suscita, e le sensazioni che essa ti trasmette sono molto più forti di quelle che qualsiasi altro fumetto potrebbe mai fare.
A un così alto grado di sublimazione ogni episodio di questa grafic novels perde significato e fa spazio allo stupore e all' esaltazione del lettore: la storia in se stessa, seppur molto intrigante, viene surclassata dall' atmosfera macabra e agghiacciante che questa città si porta dietro e ogni vicenda passa in secondo piano per fare spazio alla più pura esaltazione e immedesimazione del lettore.
Chi di noi non si è mai sentito il Marv milleriano, o Jackie Boy o ancora Dwight o Hartigan, che a differenza delle situazioni si ritrovano a essere vittime o carnefici, umani e disumani.

Ma Miller raggiunge la perfezione stilistica con i dialoghi e con i disegni di questa superba Sin City. Nel suo stile di scrittura ogni parola ha un suo scopo, come anche ogni suono, ogni sillaba ha un senso, ogni dialogo è stato curato in modo da raggiungere una perfezione raramente ricercata nei fumetti.
Le tavole sono ancora più fantastiche e sintetizzano la visione milleriana del mondo: anche esse infatti sono portate all' inverosimile, sia nel colori (che risultano rigorosamente nero e bianco con poche eclatanti eccezioni) sia nella stilizzazione che viene portata all' ennesima potenza e lascia un grandissimo spazio all' immaginazione del lettore.

Un grandissimo capolavoro, simbolo del fumetto moderno, ampiamente paragonabile alle pietre miliari come "Watchman" o "V for vendetta", assolutamente da leggere per ogni appassionato di fumetti in genere, ma anche di letteratura, grazie alla perfezione dell' operato del grandissimo Miller

giovedì 11 ottobre 2007

Batman Begins


Ciao a tutti!

Stavolta non mi dilungherò ad analizzare il film in questione, in quanto la cosa impotante sono le emozioni che esso vi trasmette mentre lo guardate, quello che provate, le vostre sensazioni e inquietudini...
Infatti tutto il film ruota attorno al sentimento della paura; una paura che nel caso di Bruce era diventata una paranoia e si era trasformata in un folle e delirante desiderio di vendetta, finchè non si unisce a una confraternitta buddista, che gli insegna a dominare e controllare rabbia e paura, che lo inizia alle arti dei ninja, sottoponendolo a prove di durissima resistenza fisica e mentale.
La paura è la padrona di Gotham City, il crimine è la quotidianità, il terrore cresce nella società e in ogni persona che non può fronteggiare l' ondata di criminalità e di morte che si sta abbattendo sulla città dalla morte dei genitori di Bruce; la corruzione si insinua in ogni parte e distrugge tutto quello per cui avevano lottato e faticato, devasta dall' interno tutto quello in cui avevano creduto e sperato.
La paura è il sentimento che il neo Batman insinua nei suoi nemici, la paura dell' ignoto e dell' oscurità.
Ancora la paura è il sentimento del caos, della confusione più assoluta che si sprigiona a Gotham alla fine del film, che ne sconvolge gli ordini le regole e che ancora spinge il nostro eroe a scontrarsi con le sue angosce e a salvare la sua città dall' autodistruzione.

Non è necessario riflettere per capire che siamo in presenza di un gran film, diretto magistralmente da un grande Cristopher Nolan, un film che ti colpisce a fondo e che sodddisfa ogni genere di spettatore, non solo chi si aspetta azioni spettacolari, ma anche a chi importa giustamente anche dei personaggi, del loro carattere e delle loro emozioni.


Tutto questo non sarebbe stato possibile senza il cast che il film ha avuto... un cast eccezionale che comprende il bravissimo Michael Caine nel ruolo di Alfred, un eccelso Liam Neeson e soprattutto Chistian Bale, veramente perfetto in tutti gli aspetti e a mio parere un attore di una grande espresività e versatilità.
Peccato che Katie Holmes non sia veramente entrata nella parte, ma comunque in questo film non ha dato una pessima impressione di se.

venerdì 5 ottobre 2007

"Sogni" by Tiziano Sclavi

Un Dylan a cui sono molto legato e che mi ha veramente colpito è lo speciale numero 7, uscito nell' ormai lontano 1993 intitolato molto giustamente "Sogni". Gli autori sono una garanzia, da Sclavi (nel periodo di sua massima produttività) a un Freghieri bravissimo che da il meglio di se e disegna dei personaggi completamente diversi uno dall' altro, seguendo le direttive di Tiziano.

Infatti i personaggi sono caratterizzati completamente e in modo molto dettagliato; questo avvene perchè il Dylan si snoda attraverso una serie di visioni o sogni che legano i 5 protagonisti, persone con particolari poteri sensitivi, tra cui c'è anche Dylan, radunati da un eccentricissimo Wells, che vuole studiare i complessi meccanismi della mente umana. Egli paga profumatamente i protagonisti e monitora i loro sogni per 5 giorni, finchè i loro inconsci non si ritrovano in un paesino sperduto nella brughiera, un frutto dell' immaginazione, della fantasia o della follia, che porta come nome Nowhere, nessun luogo. Questa odissea porta i protagonisti a confrontarsi con i compagni, a analizzarsi criticamente e a riscoprire se stessi, il proprio passato ormai sepolto, dimenticato.
A facilitare la loro ricerca interiore (o a rendere più difficile?) appare l' emblematica figura del destino, personificata nel giullare, nel matto, che complica le carte in gioco e che interviene a svelare il passato e il futuro dei protagonisti.

Il Dylan si presenta come un' avventura psicologica, un viaggio psicanalitico alla ricerca di se stessi e il lettore diventa il protagonista, si immedesima nei personaggi e rimane affascinato dalla varietà di sentimenti, di sensazioni, di dolori che possono essere provate; egli stesso si perde nell' universo della mente e del cuore di Dylan e dei suoi compagni. Il fumetto è infatti ampiamente allegorico, ogni oggetto e ogni situazione hanno il loro significato e il loro posto nella mente dell' autore... resta al lettore interpretare l' opera, cogliere i simbolismi, le citazioni e fare proprio il messaggio di Sclavi: "non dimenticare mai chi sei".

Importante è il significato assunto dal numero 5 (cinque cavie, cinque giorni, e molti altri, se avete letto il fumetto); come dice Dylan 5 è il numero del caos e quindi del labirinto, ma anche quello del pentagramma e quindi dell' amore (pentagramma è lover's knot in inglese). Infine è il numero dell' animo umano in quanto rappresenta l' unione tra bene e male perchè primo numero unione di un numero pari e uno dispari. Numero dell' anima anche perchè 5 sono le caratteristiche di questa: odio, amore, vendetta, vergogna e compassione.

Dylan, come è suo solito, non è il vero protagonista della storia, egli si limita a combattere la propria guerra per sopravvivere e quindi in questo caso lotta contro l' oblio e contro il dolore di non poter fermare l' inevitabile. Il protagonista è il destino, crudele e dolcissimo, che tesse la sua tela come un ragno affamato, che contrasta il nostro libero arbitrio e che deve essere quindi combattuto da tutti noi giorno dopo giorno ad armi spianate, perchè la libertà è il miglior dono che mai ci è stato fatto.


Questa è la mia interpretazione e il mio giudizio,
commentate voi (naturalmete se l' avete letto),
alla prossima,
MARV

mercoledì 29 agosto 2007

DIABLO II

Eccomi eccomi, tornato dalle vacanze e sopravvissuto alle prime settimane di scuola, finalmente pronto a scrivere un nuovo articolo... Questa volta mi discosterò un attimo dall' impronta che fino ad ora ho dato al mio blog (cinema/fumetto) per parlare di un videogioco per PC, probabilmente il più giocato in assoluto e da più tempo.

Sto parlando di Diablo II, naturalmente versione battle net, che presenta un gran numero di varianti su un gioco normale interessante, ma un po' corto e poco dinamico.
L' espansione e il gioco su internet presentano invece la possibilità di passarsi oggetti ed equipaggiamenti, di farsi aiutare a finire il gioco e naturalmente di giocare in tanti uccidendo i boss e ripetendo gli scenari più difficili.



Personaggi

Esistono 7 personaggi diversi e ognuno di essi può essere specializzato in diverse discipline a differenza delle abilità che gli fate apprendere.

AMAZZONE: guerriero molto versatile capace di utilizzare arco e lancia. Con il primo lancia frecce elementali o le divide per colpire più avversari, con la seconda sferra fatali attacchi elettrici capaci di dividersi e di uccidere un sacco di mostri.

ASSASSINA: letale nell' uso delle arti marziali usa il suo corpo come un arma, sferra attacchi mentali e piazza trappole elettriche o del fuoco.

NECROMANTE: abile mago capace di evocare scheletri o altre orrende creature e di rianimare i cadaveri. Inoltre lancia maledizioni o sferra attacchi utilizzando il veleno e le ossa.

BARBARO: il più forte combattente corpo a corpo il barbaro potenzia le proprie già alte capacità attraverso le urla di guerra o le usa per indebolire e atterrire i nemici. Inoltre ha il talento delle armi da lancio, oltre naturalmente che di quelle da mischia.

PALADINO: difensore dei deboli e dei giusti, il paladino mette in mostra straordinarie abilità di combattimento , tutte collegate alla sfera della sacralità, ma non per questo meno devastanti.
E' in grado di evocare una spirale di martelli, di combattere picchiando con lo scudo e di potenziare se stesso e gli alleati con una serie di utili aure.

INCANTATRICE: controlla gli elementi (fuoco, ghiaccio e fulmine) e seppur debole di costituzione risulta devastante anche a grandi distanze salvo protezione dal suo elemento.


Come giocare

Allora, il gioco in battle net è come il gioco in single player, solo che puoi giocare con chiunque sia in linea in quel momento e quindi puoi farti finire il gioco nelle 3 difficoltà, puoi duellare, commerciare e scambiare, chiacchierare,...
In questo modo un gioco lunghissimo può essere finito in poche ore e il giocatore si può concentrare sul salire di livello e soprattutto reperire un buon equipaggiamento necessario per riuscire a giocare ad alta difficoltà e ad alti livelli. Questo può essere fatto o giocando da solo e quindi cercando da sè gli oggetti migliori (ma per far questo già bisogna essere abbastanza forti) oppure attraverso il commercio (trade) con gli altri utenti o con tuoi amici che, passandoti oggetti buoni migliorano le tue possibilità.


Oggetti

Gli oggetti si trovano uccidendo i mostri e in generale più è forte il mostro e più è avanzata la difficoltà migliori oggetti si trovano.
Questi si dividono in oggetti normali, magici, rari, unici, e di gruppo e potenziano i parametri, le resistenze o le abilità di chi li indossa. Inoltre esistono rune, gioielli o gemme da poter incastonare in oggetti bucati e aumentarne la potenza. Infine gli incantesimi migliorano le tue capacità e le tue caratteristiche.


Parlare

Diablo II offre una tecnologia all' avanguardia per l' epoca in cui è uscito, e che permette un pratico metodo di conversazione tra i giocatori, che hanno poi imparato ad abbreviare le parole e a creare sigle in modo da comunicare con più facilità e a capirsi meglio.
Quindi vi lascio con un breve vocabolario delle sigle usate e vi auguro di poter giocare a questo fantastico gioco, molto vario, che interessa il giocatore, che ti catapulta in un altro mondo nel quale devi imparare a districarti e per esperienza personale stufa molto più tardi di molti altri anche più recenti.
tp: portale cittadino
wp: punto di rotta
pp: aggiungimi al tuo gruppo
char: personaggio
barb: barbaro
pala: paladino
ama: amazzone
sorc: incantatrice
druid: druido
assa: assassina
necro: necromante

Consiglio il sito www.insulaarcana/diablo.asp come sito di riferimento.

Ciao a tutti,
il vostro MARV

venerdì 29 giugno 2007

Dylan Dog: "Storia di nessuno"

Eccomi di nuovo, in ritorno dal mare... e, ritrovando uno spiraglio di tempo prima di ripartire cercherò di parlare di quello che a mio parere è uno dei più bei Dylan Dog mai scritti.

Prima di iniziare in questa ardua impresa voglio però fare un paio di precisazioni:
potete leggere il mio articolo sia se non avete letto sia se avete letto questo fumetto... nel primo caso vi invoglierà a prenderlo e mangiarvelo (con gli occhi e la mente, intendo) nel secondo caso vi aiuterà a chiarire dei punti che vi sono rimasti oscuri, o semplicemente potrete leggere e commentare con le vostre idee.
Certamente avrete capito che si tratta di un Dylan rivoluzionario, che mette in dubbio il mondo stesso in cui viviamo e colpisce duramente le certezze del lettore, capovolgendo l' universo conosciuto; quindi spero che mi perdonerete se in un paio di punti vi sembrerò eccessivamente oscuro nei miei passaggi o comunque difficilmente comprensibile. Inoltre faccio notare che quello che scriverò sarà decisamente soggettivo, e quindi voi lettori potreste benissimo aver inteso l' intera faccenda diversamente.

Allora... il Dylan è basato su due paralleli equivoci (scusate se non so definirli meglio); il primo è la parola nessuno, che viene usata sia con la lettera minuscola sia maiuscola, e sta a indicare sia la mancanza di anima viva (es: non c' è nessuno) o il fatto che alcuna persona non sia in grado di compiere un' azione (es: nessuno può farlo) sia una persona concreta. Viene infatti denominato "Nessuno" un personaggio del fumetto, un qualsiasi nessuno, una persona considerata da tutti un nessuno e dimenticata da tutti una volta morto.
Questo nessuno però rivive, diventando uno zombie cannibale, e massacrando le persone che in vita si erano dimenticate di lui... ma le cose non sono come sembrano, e qui entra in gioco il secondo "equivoco"; infatti per qualche oscura ragione in questo fumetto Dylan suona il sassofono, beve litri di alcolici, intrattiene un amichevole conversazione con uno psicologo, che, stranamente, ha la faccia di Xabaras e per finire le Tour Eiffel si trova a Londra. Tutto farebbe pensare a un universo parallelo... ma perché questo universo esiste, come è stato creato, e perché prima nessuno si è accorto di niente?

Una lettura rivoluzionaria del mondo per uno dei più gradi sceneggiatori di tutti i tempi: Tiziano Sclavi, che ancora abbastanza giovane intreccia le più oscure domande della vita e scene di un' innata crudezza all' interno di questo albo storico.
Questo fumetto, come pochi altri della stessa serie riesce a divertire il lettore, facendolo pensare e rendendolo consapevole dell' esistenza di un ego al di là della coscienza, facendogli capire la complessità dell' universo e della mente umana.


Spero che questa brave introduzione vi sia piaciuta e che vi abbia interessato a questo Dylan, ma anche all' intera collana della Bonelli.
A voi ora la possibilità di commentare, chiedere spiegazioni o chiarimenti o solo dire la vostra opinione...

Ciao a tutti, MARV ("storia di nessuno", Dylan Dog numero 43)

giovedì 14 giugno 2007

Confronto Eragon film/romanzo. Parte I


Adesso a me tutta la vostra attenzione possibile... probabilmente una buona parte di voi o miei affezionati lettori avranno visto quella merda di un film di Eragon, una cosa aberrante, schifosa: una merda assoluta... ma questa volta non parlo soltanto per mia esperienza cinematografica, ma soprattutto perché non ho potuto che instaurare il confronto con il libro.

Per prima cosa vi parlerò un po' del romanzo, un' opera magnifica, che mi ha fatto appassionare al genere fantasy più di ogni altra cosa; così potrete accorgervi di quanto ha perso il film.

Allora, il libro è un insieme di peripezie e incontri: il protagonista si muove all' interno di un universo sconosciuto sia a lui che al lettore; Eragon è spaesato alla vista di un mondo così pregno di magia e novità, cose che lui neanche immaginava potessero esistere. Grazie al vecchio ma ancora arzillo e scaltro cantastorie Brom si avventurerà in questo universo pregno di pericoli e misteri, affrontando nemici temibili come gli urgali, inseguito da creature insieme mostruose e abilissime come i ra' zac; ma soprattutto Eragon imparerà a conoscere se stesso, ad apprendere la il suo potenziale, la sua forza, la sua importanza e il suo destino.
Fino a qui tutta l' opera potrebbe solo sembrare un interessante fantasy, ma sono presenti delle caratteristiche che rendono questo libro unico nel suo genere, un vero capolavoro.
Per prima cosa il drago che fa da perno a tutta la storia, e che non è solo un burattino al servizio del protagonista, ma è un essere pensante e cosciente, legato in modo indissolubile a Eragon; tuttavia non è affatto docile, ma orgoglioso, passionale e sì, a volte si comporta in modo avventato o stupido. Molto importante e interessante risulta il rapporto tra il protagonista e il suo drago, le cui menti sono collegate telepaticamente, poiché essi non saranno d' accordo su tutto e diverse volte si irriteranno l' uno con l'altro.
Poi la magia, che in questo libro è spiegata meglio che in qualunque altro. La magia è legata a un linguaggio, l' antica lingua degli elfi, e non solo è molto difficile da praticare, ma richiede un enorme sforzo fisico e mentale: infatti ti prosciugherà tanta energia di quanta ne sarebbe necessaria per compiere l' azione senza di essa. Inoltre, come ho detto, la magia è praticabile solo grazie alla conoscenza approfondita del linguaggio elfico e questo, oltre che a complicare le cose a dismisura, simboleggia l' importanza delle lingue e della comunicazione.Per finire è molto affascinante l' universo in cui tutta la vicenda ha luogo: Alagaesia (con la dieresi sulla e). Esso è infatti molto reale, con foreste, fiumi, deserti, paludi, montagne, e al suo interno sono presenti le tre razze: gli elfi , i nani, e soprattutto gli umani, che popolano la maggior parte del mondo sotto il comando del dispotico Galbatorix, anche lui cavaliere dei draghi.

Toccherà a Eragon opporsi al regno del tirannico sovrano e scoprire un potere per lui fin ora troppo grande anche solo da essere immaginato...

Il confronto col film e un commento a Eldest nella seconda parte dell' articolo...

Ciao a tutti e non perdetevi il seguito,
MARV

mercoledì 13 giugno 2007

Confronto Eragon film/romanzo. Parte II

Rieccomi a paragonare film e romanzo di Eragon... Nella parte precedente avevo fatto una sorta di riassunto del libro e avevo elencato le sue caratteristiche peculiari, che lo distinguevano dagli altri fantasy e lo rendevano superiore...
Ora parlerò di ciò che nel film è stato brutalmente decurtato, non tanto per criticare la produzione e la sceneggiatura, ma per mostrarvi come hanno potuto trasformare un potenziale capolavoro in una schifezza inguadabile.

Come avevo detto Eragon non è un romanzo completamente di azione, ma lascia spazio alla riflessione, alla suggestione e all' immaginazione, elementi che nel libro provengono da un insieme di particolari da soli trascurabili, ma che uniti tra di loro fanno fare il salto di qualità alla storia. Dunque... Nel film hanno saltato per prima cosa la caratterizzazione dei personaggi, che sarebbe servita a renderli un po' più veri e realistici; invece al contrario sembrano personaggi di uno spettacolo di burattini, completamente statici, chiusi nella loro mentalità, che vengono mossi come da qualcosa di superiore... essi non riflettono e si muovono di conseguenza, ma agiscono in modo stolto, impulsivo: a caso. Tra l' altro sono riusciti a trasformare un Eragon che piaceva a tutti in un personaggio presuntuoso e avventato: bidimensionale (proprio il contrario di quello del libro).
Sono quindi state tagliate scene importanti come alcune tappe del suo viaggio verso sud: i villaggi devastati dagli urgali, la bellissima città di Teirm, l' importantissima Dras Leona ed è stata tagliata una delle scene più crude del romanzo: Eragon in prigione che si costringe a digiunare per non cadere sotto l' effetto della droga. Tutte queste scene davano una spinta in più a tutto il cammino del protagonista, che nel film è assolutamente sconclusionato, senza senso e senza scopo... certamente, attraverso il taglio selettivo hanno potuto eliminare i pezzi più cruenti e in questo modo aprire il film al pubblico di bambini entusiasti che in sala non fanno altro che urlare e strepitare senza che passi né a loro né ai genitori per la testa di chiedersi cosa stanno guardando e che significato dovrebbe avere.
Ora diamo un occhiata alla coerenza logica: l' obbiettivo di Paolini (lo scrittore) era quello di creare sul cammino del suo personaggio dei nemici fortissimi e scaltrissimi in modo che progredendo Eragon nel suo addestramento e nella sua consapevolezza non riuscisse comunque a eliminarli, anzi ancora una volta sarebbe dovuto tornare ad allenarsi per avere una sola chance. Infatti l' autore creò un re dalla potenza e dall' esperienza inimmaginabile, orde di Urgali dalla forza fisica doppia di quella di un uomo, due Ra' zac velocissimi, furbissimi, infidi e pericolosi all' inverosimile (insomma: due antagonisti perfetti per Eragon e non due pupazzi da usare in una scena e da far schiattare in modo liscio e indolore). Senza contare che la tappa a Teirm e la sopravvivenza di Ra' zac era più che necessaria nel seguito di Eragon.
Infine Paolini creò Durza, dalla forza fisica e mentale pari a quella di un' elfo adulto e ben addestrato, più forte del comandante dei Varden con alle spalle anni e anni di esperienza e battaglie, dunque un nemico eccezionale, che va oltre alle possibilità di Eragon, e che infatti viene sconfitto grazie all' aiuto di Arya e soprattutto grazie a una buona dose di fortuna. Nel film Durza non è altro che un burattino al servizio di Galbatorix, non è orgoglioso né avvenente né temibile come dovrebbe essere e fa in più occasioni la figura dello stupido. Per finire uno dei personagggi più affascinanti del libro è un certo Murtagh, che dopo la morte di Brom affianca Eragon nel suo viaggio, lo aiuta a fuggire dalle prigioni ed è anche un grandioso rivale per il protagonista che tutte le sere duella con lui attorno al fuoco. L' alone di mistero che lo circonda, la sua straordinaria abilità come combattente, e la sua fedeltà a Eragon gli faranno guadagnare non solo il rispetto, ma anche la fiducia e l' amicizia del protagonista. Inutile dire che nel film è quasi tutto tagliato: la sua comparsa, meno di due minuti e poi subito l'arrivo dai Varden. A proposito di questo non mi dilungherò, ma vi dirò solo che vengono saltate 200 pagine di libro da quando Eragon si unisce a loro alla battaglia finale, e sono una delle parti più interessanti e avvincenti.
Ora il drago... be', fa quasi da contorno, interviene in un paio di scene di combattimento e per il resto comunica e parla poco con Eragon (meno male, perché la sua voce, ma in particolare tutto il doppiaggio è scandaloso).
Comunque in generale il cast è scarso, si salva solo Brom, che però, come ho già detto è rovinato dal doppiaggio.

Non so cosa gli abbia preso ai registi, ma dopo "Il signore degli anelli" nessuno è ancore riuscito a produrre un fantasy degno di questo nome; hanno addirittura trasformato la storia miglire che potessero mai desiderare in una merda assoluta... una vera delusione... speriamo solo che il prossimo "La bussola d' oro", dai romanzi del ciclo "Queste oscure materie" riesca a porre fine a questa serie negativa (be', il cast promette bene).

Ciao a tutti e ditemi la vostra opinione,
MARV

martedì 12 giugno 2007

V for vendetta movie


Ora che ho trovato uno spiraglio di tempo all' interno dei miei impegni postscolastici (capirai che impegni) vi coprirò di parole per parlare del mio film preferito in assoluto, a cui vi avevo accennato sul precedente post di cinema, un film a cui rimarrò sempre legato, un film che mi ha colpito non solo grazie alla storia rivoluzionaria, ma soprattutto per merito di una sceneggiatura da maestri e di un cast perfetto, magistrale.

Credo che dal titolo del post abbiate capito di cosa si tratta... V for vendetta, tratto dall' omonimo fumetto di Alan Moore, ma adattato al grande schermo da due geni come i fratelli Wachowski. Questi due registi avevano già fatto successo con la trilogia di Matrix, a mio parere eccessivamente romanzata, ma comunque ben prodotta e ben diretta. Tuttavia secondo me il loro vero e grande capolavoro è V for vendetta, il film al quale stavano già lavorando, ancora prima di girare Matrix, ma che avevano però deciso poi di rimandare a causa di mancanza di mezzi. Così ci hanno riproposto la storia di un giovane ma comunque piuttosto ispirato Moore, adattandola in modo non da ottenere un' interessante ma compromettente visione di una Londra dispotica e fascista, ma in modo da creare un' avvincente, introspettiva e coinvolgente lotta per la libertà in un ambiente saturo di dispotismo e tirannia.

Il film è quindi la storia di un terrorista, V, che, unico nel suo paese, si erge ad affrontare la dittatura e a lottare per la libertà; così si rivolge alla popolazione sottomessa (più psicologicamente che fisicamente) e risveglia in loro i sentimenti sopiti da tanto tempo: orgoglio, fiducia, caparbietà e tenacia. Contemporanemente la stessa storia si concentra in particolare su due personaggi: V stesso e una ragazza, Evey Hammond, i cui destini si incrociano. I loro discorsi e le loro azioni colpiranno lo spettatore, in quanto frizzanti, coinvolgenti e infine molto riflessivi. Tutto il film infatti, non solo mette in crisi il modello sociale, portandolo all' esasperazione e quasi al paradosso, ma colpisce duramente anche quello emotivo, ponendo in relazione un personaggio inflessibile come V e uno molto emotivo, ma tuttavia risoluto, come Evey. Il loro rapporto infatti sarà come un confronto tra un' idea inflessibile (simboleggiata da V) e una persona umana capace di piangere e soffrire.
Oltre che sul terrorista l' attenzione è concentrata anche sull' altra parte dello "schieramento", lo stato dispotico che si trova a fronteggiare per la prima volta una situazione critica. Questo è in parte formato da uomini spietati e privi di coscienza, mentre dall' altra sono presenti persone più umane che si sono trovate invischiate nel sistema di potere della dittatura senza rendersi minimamente conto di cosa essa sia capace e che quindi, nonostante continuino a lavorare per lo stato, rimangono colpiti dalle azioni di V.
Il film non risulta affatto statico, ma al contrario molto dinamico, con continui ribaltamenti di situazione, interventi spettacolari del terrorista, e l' intreccio risulta in un paio di punti contorto, a causa dei flashback, che però non fanno altro che rendere la storia più interessante e meno lenta.
In fin dei conti il film è un inno alla pace e alla libertà, raccontato dai due magistrali registi in modo piuttosto introspettivo e psicologico, e soprattutto in modo piuttosto strano, diverso dal consueto... Riescono infatti a ribaltare la situazione, a far piacere al pubblico i nemici della tranquillità e della pace, a creare un eroe immaginario, che non esiste realmente, ma è presente all' interno di ogni persona, un eroe allo stesso tempo di una potenza inaudita, ma il cui obbiettivo non sarebbe raggiungibile senza l' appoggio del popolo, che non sarebbe possibile senza un sacrificio.
Naturalmente una produzione di così alto livello non sarebbe stata possibile senza il cast che ha avuto... non un cast eccezionale, ma secondo me il più adatto alla vicenda. Troviamo nei panni di V un Hugo Weaving dalla voce poderosa e dai movimenti più che azzeccati, ma soprattutto una Natalie Portman che si è lasciata alle spalle il ruolo in Star Wars e si comporta ora più che egregiamente sfoggiando tutta la sua abilità e tutto il suo fascino, anche rasata zero.
Molto convincenti risultano anche l' ispettore Finch (Stephen Rea) e tutti i membri del partito, in particolare l' alto cancelliere Adam Sattler e il volto di Londra Louis Protheto.

Per finire non posso che annunciarvi che l' ambientazione psicologica e le idee di fondo sono apertamente ispirate al capolavoro di George Orwell "1984"; ma questo non è un motivo per disprezzare o sminuire l' effetto o le emozioni suscitate da questo film. Infatti esso narra una storia completamente diversa, molto originale e neanche lontanamente paragonabile a quella raccontata da Orwell nel lontano 1948. Le due vicende, al di là del' ambientazione non potrebbero essere più diverse, se non per il tema di fondo: la ricerca della libertà. Ma non mi sembra giusto accostarli tra di loro: solo perchè vanno in scena nel prossimo futuro, non vuol dire che sono uguali, no?

Voi avete visto questo grandissimo film? Cosa ne pensate? A voi la possibilità di commentare.
Ciao a tutti dal vostro MARV

lunedì 11 giugno 2007

Poesia e Arte



Inizierò ora questa nuova categoria di post legati all' arte e in particolare alla poesia. Riporterò componimenti, liriche e filastrocche composte in parte da me e altre che ho trovato particolarmente espressive o ritmate o semplicemente belle da leggere.
Ora credo che per iniziare bene scriverò una sorta di filastrocca molto bella e molto significativa che ho trovato sull' albo speciale di Dylan Dog chiamato "Sogni", e che ho rielaborato in un paio di punti in modo da estrapolarla dal contesto della storia e per renderla un po' più scorrevole.
Eccola qui:
Questo è il destino
dell' umanità dolente,
fantasmi nella luce accecante
del niente.
Quel niente
che vi aspetta
nel labirinto senza uscita
di sogni e di dolori
che voi chiamate vita.
Ma il sogno è solo uno,
senza senso, sibillino,
un sogno dai colori
abbaglianti del destino.

A me è sembrata molto triste ma molto azzeccata e significativa... ditemi voi cosa ne pensate...

Ciao e al prossimo articolo da un ispirato MARV

venerdì 8 giugno 2007

I miei fumetti













Eccomi di nuovo a parlare con il mio immaginario destinatario (piaciuta la rima, eh?). questa volta credo che cambierò argomento e mi dedicherò a uno parallelo a quello del cinema, ma tuttavia molto differente: il fumetto
Per prima cosa tirerei le somme per quanto riguarda i miei generi preferiti, che tra parentesi devo a diversi dei miei amici, che mi hanno fatto interessare un po' a questo e un po' a quello in modo che ora posso dire con sicurezza i miei generi di fumetto.
Per prima cosa DYLAN DOG. Io ho iniziato al leggerli tre anni fa quando un mio amico e confidente (ora ex amico e confidente) me li ha consigliati. Poi ho alternato momenti di piena e completa assuefazione a momenti di menefreghismo totale. Questo "fumetto dell' orrore" ha infatti la capacità di stregarti e di renderti completamente dipendente dalla lettura. Tutto ciò grazie a grandi sceneggiatori e disegnatori, ma in particolare grazie all' ideatore, supervisore e insieme primo sceneggiatore : Tiziano Sclavi. Io mi chiedo e mi chiederò sempre come faccia ad avere una così spropositata fantasia e delle idee così azzeccate, idee che sfiorano il paranoico e molte volte si avvicinano alla follia assoluta: in poche parole un vero genio, creatore della migliore serie in assoluto del fumetto italiano e che a mio parere potrebbe giocare la coppa per il migliore nel mondo.
Certamente si troverebbe di fronte seri avversari, a partire da una Marvel molto osannata ma per me non eccessivamente originale e eclatante; a mio parere perchè un fumetto sia veramente degno non solo ti deve entusiasmare, ma soprattutto ti deve stupire. Questo stupire può corrispondere, a differenza dell' opera ai disegni, ai testi, e soprattutto alla storia. A mio parere un fumetto ordinario non dovrebbe proprio definirsi fumetto, perchè getterebbe ombra su produzioni molto più azzeccate e originali.
Ma torniamo al nostro Dylan... il fumetto è un insieme di diversi elementi e può essere letto in diverse modi: per prima cosa questo fumetto è una vera e propria introspezione dell' animo umano in tutti i suoi lati, dai più oscuri ai più felici, passando attraverso malinconia, disprezzo e soprattutto amore; i Dylan Dog sono inoltre pieni di simboli, allegorie e citazioni di artisti, scrittori o personaggi famosi, anche contemporanei. Dylan può essere letto come la denuncia della società moderna, una denuncia ampia che può riguardare l' omologazione, la violenza contro le donne o i bambini, la paura di crescere, il terrore di fuggire da un' esistenza squallida e senza futuro o anche solamente la mancanza di tolleranza.
Oltre ai Dylan Dog, soprattutto nell' ultimo anno mi sono avvicinato molto alle Graphic Novels, dei veri e propri romanzi grafici, simili ai fumetti, ma molto più lunghi, e indipendenti tra di loro: infatti essi non creano un' infinita serie di albi con stessi personaggi, ma la maggior parte sono unici. In questo modo ho conosciuto uno dei più grandi maestri di tutti i tempi, Frank Miller, scrittore, disegnatore, regista e sceneggiatore, che ha pubblicato produzioni del calibro di 300, Ronin e il fortunato ciclo di SIN CITY, che rappresenta l' omonima città città devastata da crimine e mafia. Frank Miller unisce alla sua unica abilità di scrittore anche il suo talento da disegnatore, dando vita a graphic novels di un intensità, di un realismo e di una crudezza impensabli.
Per farvi un altro titolo di graphic novel nominerò Wanted, piccolo capolavoro a mio parere, più leggero dei fumetti di Miller, ma non meno interessante, curioso e appassionante, reso ancora miglire dagli affascinanti disegni di Jeffrey G. Jones.
Finita questa carrellata sui miei generi preferiti spero che vi sarete fatta un' idea abbastanza precisa dei miei gusti fumettistici e quindi vi saluto, assicurandovi che tornerò certamente a parlare di questi argomenti e molto più approfonditemente.
Ciao dal vostro MARV

giovedì 7 giugno 2007

W SIN CITY


Ciao a tutti, essendo che ho molti argomenti arretrati di cui parlare avendo creato questo blog da poco, oggi mi troverete a cantare le lodi di quello che penso sia uno dei film più riusciti degli ultimi tempi... SIN CITY. Da quando ho visto questo capolavoro (circa cinque mesi fa) è cambiato il mio modo di comportarmi e di relazionarmi (il mio stesso nome deriva da questo film), per cui ho deciso di dire subito tutto quello che ho da dire, in modo da farvi capire i miei generi cinematografici e da mostrarvi un lato della mia personalità. Quindi scusatemi se parlerò in modo poco oggettivo e più soggettivo, poichè sono legato a questo film più di quanto potete immaginare, anche se oggi come oggi non è il mio preferito.
SIN CITY è un film tratto da un fumetto, ma non da un comics, ma da una Grafic Novel americana firmata Frank Miller. Miller ha iniziato a occuparsi di fumetti reinterpretando personaggi ormai passati e ha fatto rivivere grandi personaggi come Batman o Robocop, dando sempre una sfumatura più gotica. Ma il livello più elevato del noir lo ha raggiunto con il ciclo di SIN CITY, una città malfamata, devastata dalle continue lotte tra criminali e polizia, tra la popolazione che cerca di sopravvivere e una mala composta per la maggior parte da politici o religiosi.
Pensate al film come a un fumetto mobile, con le stesse battute e personaggi dalla stessa faccia che si muovono su uno sfondo interamente creato dal computer, e pensate a una regia composta da Frank Miller, da un superbo Robert Rodrighez e un Quentin Tarantino che intreccia tre storie una più cruda e violenta dell' altra, una più appassionante e intrigante dell' altra.
Devo ammettere che la prima volta che l' avevo visto avevo fatto caso solo alla mole spropositata di violenza (una violenza falsissima, ma allo stesso tempo agghiacciante grazie ai falsi colori sullo sfondo in bianco a nero del film), violenza che a un occhio poco allenato copre un lavoro di sceneggiatura, di fotografia e di regia impareggiabili.
A mio parere infatti il punto forte di questo capolavoro, oltre che alla fotografia, sono i dialoghi, dialoghi che scritti da un maestro come Miller, sono anche stati doppiati e tradotti in un modo magistrale.
Ora non si può che dare un' occhiata al cast, più che spettacolare. Sono presenti star affermate del carico di Bruce Willis, di Benicio Del Toro o di Clive Owen, emergenti ma talentuosi attori come Elijan Wood e discrete gnocche come Jessica Alba, Rosrio Dawson e una deliziosa Alexis Bledel. Inoltre ha un discreto ruolo anche un Mikey Rourke che gioca un ruolo forte ma a mio parere molto complesso nei primi quaranta minuti.
In generale un film rozzo ma fine, un film che non annoia mai ma al contrario ti tiene incollato alla poltrona anche la seconda o la terza volta che lo vedi, grazie a complicati meccanismi di incastro delle scene o solamente per merito di una sceneggiatura da MAESTRI.
Per finire vi cito un paio di citazioni tratte da SIN CITY:
1) (discorso del senatore Roark) "Il potere non te lo da una pistola, o un distintivo, il potere te lo danno le bugie, grosse bugie e convincere il mondo a parteggiare per te. re riesci a convincere le persone di ciò che in cuor loro sanno essere falso li tieni per le palle."
2) ecco il poliziotto, per quello che ne so io potrebbe essere un padre con moglie e figli e con un mutuo da pagare. Si fa sempre più vicino, armo il cane, ora non mi resta che scegliere se ucciderlo o no... mica facile.
Ora ho finito, lascio a voi la possibilità di commentare con le vostre idee,
Ciao a tutti e al prossimo articolo dal vostro MARV (ora sapete la provenienza di questo nome)

mercoledì 6 giugno 2007

Presentazioni




Ciao a tutti... questo è il mio nuovo blog.
Ora potrò scrivere ciò che voglio sul mondo che mi circonda e dire ciò che realmente penso...
ma ora lasciatemi presentare... il mio nome è Alberto, in arte ( e su internet) MARV (se avete già capito da dove viene questo nome mi prostro ai vostri piedi). Vivo una interessante nonchè squallida e una eccitante nonchè noiosa esistenza fatta di scuola, casa e amici. Vengo esaltato da ogni novità (questo blog è una novità e quindi ora sono esaltato), mi interesso di cinema, di fumetti e gioco a magic (queste tre cose sono la mia droga quotidiana e senza di esse sarei perso).
In generale penso di essere un po' speciale, ma ognuno di noi pensa ciò di se stesso, quindi questo non è una cosa di cui vantarsi... mi posso dire un maniaco dell' attività, e questo non vuole dire che devo per forza uscire di casa tutti i giorni, ma significa solamente che non posso stare fermo a fare nulla, ma devo sempre fare qualcosa... e questo qualcosa centra spesso con gli hobby elencati sopra o con il computer.
Mi rendo conto che spesso mi comporto in modo eccessivamente frenetico, ma raga, che ci posso fare, se si ha qualcosa in mente bisogna agire prima che ti passi di testa...
Ciao a tutti e al prossimo articolo,
MARV